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L'utilizzazione delle energie fossili e la deforestazione contribuiscono massicciamente al surriscaldamento del clima attraverso l'emissione di gas a effetto serra. Se non si farà nulla per ridurre le emissioni, gli scienziati prevedono che la temperatura media dell'atmosfera terrestre potrebbe aumentare da 1,5 a 6 gradi entro il 2100. Il livello dei mari potrebbe innalzarsi di 50 cm. Questi cambiamenti climatici avrebbero delle conseguenze ecologiche, economiche e sociali catastrofiche.
Onde limitare le emissioni dei gas a effetto serra, i Paesi hanno adottato nel 1992 la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Nel 1997, il Protocollo di Kyoto ha integrato tale impegno definendo per ogni Paese industrializzato un obiettivo di riduzione delle rispettive emissioni. Il Protocollo è stato firmato dalla Svizzera, che si è impegnata a ridurre le sue emissioni di gas a effetto serra dell'8%, rispetto al 1990.
Tra gli strumenti di riduzione possibili, il Protocollo di Kyoto prevede dei meccanismi economici: l'attuazione congiunta (tra Paesi industrializzati), i permessi di emissioni negoziabili (tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo), un meccanismo per lo sviluppo pulito (tra Paesi industrializzati). Inoltre, il Protocollo di Kyoto autorizza la sottrazione del CO2 immagazzinato dalle foreste al momento dell'allestimento del bilancio delle emissioni.
La COP 6 deve adottare regole e modalità che stabiliscano in dettaglio l'applicazione di tali meccanismi. I negoziati verteranno in particolare sulla parte delle riduzioni che potranno essere realizzate fuori dei confini nazionali, sulla considerazione delle foreste come serbatoi di CO2, nonché sul rispetto degli obblighi.
La Svizzera favorevole a un sistema forte
La Svizzera si adopererà per far rispettare gli impegni presi a Kyoto e per ridurre le emissioni nei Paesi industrializzati. In tale ottica, s'impegnerà in particolare:
La Svizzera applica già il Protocollo di Kyoto
La legge sul CO2, entrata in vigore il 1° maggio scorso, è un'applicazione degli impegni presi con la firma del Protocollo di Kyoto. L'obiettivo della legge è una riduzione, entro il 2010, del 10% delle emissioni di CO2 rispetto al 1990, ossia l'equivalente dell'obiettivo di Kyoto per la Svizzera (cfr. schede sulla Convenzione e sul Protocollo). Tale obiettivo sarà raggiunto con le misure esistenti, con misure accettate liberamente e, se ciò non fosse sufficiente, con una tassa sussidiaria che verrebbe introdotta al più presto nel 2004. Le imprese che s'impegnano formalmente a limitare le proprie emissioni saranno esentate dalla tassa. Attualmente il governo sta negoziando con vari settori dell'economia l'attuazione di accordi volontari.
La legge sul CO2 autorizza anche il settore privato ad utilizzare i meccanismi economici previsti dal Protocollo di Kyoto. La Svizzera regolerà l'impiego di questi strumenti conformemente alle decisioni che saranno prese all'Aia.
Gli strumenti economici del Protocollo di Kyoto
L'attuazione congiunta (in inglese, Joint Implementation). È la realizzazione in comune di progetti per la protezione del clima tra due Paesi industrializzati, uno in qualità di investitore e l'altro in veste di Paese ospitante (generalmente dell'Europa centrale e orientale); «unità di riduzione delle emissioni» sono trasferite dal Paese ospitante al Paese investitore.
Il meccanismo per uno sviluppo pulito (in inglese Clean Development Mechanism). Si tratta di un meccanismo finanziato dai Paesi industrializzati per la promozione dello sviluppo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo. Esso consente la realizzazione di progetti comuni per la protezione del clima nei Paesi in via di sviluppo, analogamente all'attuazione congiunta. «Riduzioni di emissioni certificate» sono trasferite dal Paese ospitante al Paese industrializzato.
Lo scambio dei diritti di emissione (in inglese Emissions Trading). È il commercio dei diritti di emissione tra i Paesi industrializzati che si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Le imprese le cui emissioni risultano inferiori ai valori limite fissati dal Protocollo di Kyoto possono vendere l'"eccedenza" disponibile ad altri soggetti che hanno maggiori difficoltà a rispettare i propri impegni.
Il mercato mondiale degli investimenti nell'ambito dei meccanismi è valutato a 20-30 miliardi di $ US, per il primo periodo di impegni (2008-2012).
Che cos'è un serbatoio di CO2?
Nel gergo della Convenzione, il termine "serbatoio" indica i processi che legano a medio e lungo termine il CO2, contribuendo in tal modo a ridurre le concentrazioni di tale gas nell'atmosfera. Gli ecosistemi, in particolare le foreste, i terreni agricoli e gli oceani possono funzionare come serbatoi naturali di CO2.
Le capacità di stoccaggio dei serbatoi di CO2 non sono illimitate. La crescita degli alberi è un serbatoio di CO2 poiché consente di legare per un lungo periodo il CO2. Il "serbatoio" è pieno quando la crescita degli alberi è giunta al termine, ovvero nell'arco di 100-300 anni alle nostre latitudini o di 30-150 anni nei Tropici. Quando la foresta viene sfruttata in maniera intensiva, si trasforma in una fonte di emissioni: il CO2 contenuto nella legna è liberato dalla decomposizione e/o combustione o dall'eliminazione della legna che è stata utilizzata come materiale di costruzione. Il bilancio del CO2 è equilibrato se la foresta è gestita in maniera sostenibile, ossia quando non viene raccolta più legna di quanta ne cresca.
A seconda dei metodi di coltivazione utilizzati, anche i terreni agricoli possono fungere da serbatoi in seguito alla concentrazione di CO2. La formazione di humus aumenta il tenore di carbonio nel suolo. Se invece l'utilizzazione dei terreni comporta un fenomeno d'erosione o una diminuzione dello strato di humus, il suolo libera del carbonio diventando così una fonte di CO2.