Revisioni della legge sulla pianificazione del territorio: Coniugare crescita e sostenibilità

Corriere del Ticino, 25 febbraio 2013

Limitazione delle zone edificabili per 15 anni di necessità, tassa sul plusvalore... queste misure esistono già nella legge attuale. C'era davvero la necessità di fare una revisione? Non era sufficiente far applicare le regole esistenti?

Bisogna distinguere. La tassa sul plusvalore esiste oggi come possibilità (è facoltativa); con la revisione invece la renderemo obbligatoria. Inoltre fisseremo un tasso minimo che oggi non esiste. È dunque un chiaro rafforzamento. Il limite dei 15 anni per stabilire le reali necessità delle zone edificabili invece esiste già. È stato tuttavia sempre interpretato come una raccomandazione più che come un obbligo, anche perché la Confederazione non aveva alcuna possibilità di controllare, né di eventualmente sanzionare in caso di infrazione. Adesso invece, su richiesta dei cantoni - vorrei far notare - , il parlamento ha rafforzato questa norma dando agli uffici federali i mezzi per controllare se effettivamente la pianificazione cantonale rispetta questo limite.

C'era bisogno di un'iniziativa popolare per spingere Governo e parlamento a fare questa revisione?

I lavori per la revisione della legge sulla pianificazione del territorio erano già iniziati prima del lancio e della riuscita dell'iniziativa sul paesaggio. Il primo progetto tuttavia era un po' estremo, e difatti in consultazione era stato rifiutato dai cantoni. La revisione dunque sarebbe arrivata anche senza l'iniziativa. Il fatto è che i tempi sono cambiati in questi anni, e dunque deve anche cambiare il modo di gestire il territorio: un tempo si pensava solo alla crescita illimitata, oggi la sensibilità è cambiata, per cui vogliamo anche qualità e durabilità. Questa revisione coniuga esattamente questi aspetti, permette la crescita economica ma la controlla in modo un po' diverso.

Non teme un aumento dei prezzi dei terreni?

No. Noi non blocchiamo le zone edificabili, per cui si potrà sempre costruire. Semplicemente chiediamo ai cantoni di rispettare i limiti che già la legge attuale impone loro, pianificando le zone edificabili per i bisogni di circa una generazione. Quella successiva, se ne avrà necessità, potrà sempre estenderle, e così ancora quella dopo e dopo ancora, quasi all'infinito. Piuttosto l'aumento si verificherebbe se si continuasse con la prassi attuale, con una dispersione massiccia degli insediamenti. Tra trenta o quarant'anni il terreno davvero diventerà in alcuni comuni raro, e allora sì i prezzi dei terreni schizzeranno alle stelle. Anche oggi del resto i prezzi alti si hanno là dove manca il terreno, e dunque la domanda è alta, non certo dove se ne trova in abbondanza o in giusta misura.

Perché non ci sono dati attuali sulle zone edificabili e su quelle eventualmente da declassare?

Le ultime cifre disponibili risalgono al 2007, e da allora le cose sono molto cambiate. Ci siamo tuttavia detti che se fosse stata la Confederazione a fare il lavoro di dezonamento, sarebbe stato un attacco al federalismo. Invece nella legge il federalismo è rispettato: con i Cantoni ci si mette d'accordo sul metodo di calcolo, in modo da avere su questo piano un'uniformità federale; poi spetta ai Cantoni e ai comuni decidere cosa fare e dove eventualmente farlo. Il sistema non cambia.

Non ha paura di effetti perversi durante i 5 anni di periodo transitorio, magari una corsa a edificare certe zone o comunque a dotarle delle necessarie infrastrutture in modo che non possano più essere declassate?

Non credo. La maggioranza dei cantoni ha già terreni edificabili a sufficienza; inoltre molti hanno già finito o stanno finendo la pianificazione direttrice cantonale e i piani regolatori, per cui....

Appunto: non si penalizzano quelli che hanno già fatto i compiti rispetto a chi invece è rimasto indietro o, semplicemente, non li ha fatti?

Ma la revisione non impone nessuna moratoria, non blocca nulla! Chi vuole bloccare ogni costruzione, e per vent'anni, è invece l'iniziativa, che se la revisione non passa non verrà ritirata! Oggi in Svizzera abbiamo riserve di zone edificabili per 1,7 milioni di persone; non credo che in 5 anni la popolazione crescerà così tanto, per cui ritengo ci sia a disposizione abbastanza terreno per tutti. Non conosco alcun cantone del resto che sia al limite delle riserve per le zone edificabili; se lo fosse, avrebbe già intrapreso una revisione del piano direttore e dei piani regolatori.

Iniziativa Weber, iniziativa sul paesaggio, Ecopop... La tendenza a lanciare iniziative estreme è in aumento. Non teme che la tendenza possa aumentare? E, soprattutto, che alla fine prevalga presso il popolo?

Può anche aggiungere l'iniziativa Minder contro i salari abusivi. È una questione politica: se i partiti o il parlamento non agiscono per contrastare certe tendenze e certi problemi che il cittadino recepisce come abusi, è chiaro che alla fine la popolazione tenderà sempre più ad accettare delle iniziative che danno l'impressione di risolvere qualcosa, ma che in realtà sono difficilissime da applicare o creano più problemi di quanti ne risolvano. Compito della politica e dell'economia è invece trovare delle risposte adeguate e praticabili. E il prima possibile.

Questo significa, se ho ben capito, che quest'ondata di iniziative popolari, dando al Consiglio federale un aiuto per spingere il parlamento ad agire, può essere considerata anche una chance?

In un certo senso sì. Ma non sempre funziona. Guardi nel settore della sanità, dove ogni riforma finora è stata bloccata o dal parlamento o in votazione popolare. È comunque un rischio per la nostra democrazia, che sta aumentando di pari passo con l'erosione della credibilità della classe politica. Non per nulla un tempo le iniziative venivano praticamente bocciate tutte, mentre oggi le cose stanno cambiando.

Torniamo alla revisione della legge. Non crede, come già per l'iniziativa Weber, che alla fine saranno i tribunali a prendere delle decisioni al posto della politica?

I tribunali lavoreranno come devono fare. Già oggi il proprietario, nei rari casi di un declassamento di zona, può fare ricorso alla giustizia se contesta l'importo che l'autorità ha deciso di rimborsargli. Trovo assolutamente corretto che possa farlo e che possa continuare a farlo. È un elemento della nostra democrazia e del nostro stato di diritto; è la difesa della proprietà.

Per il Vallese, il cantone più ferocemente opposto alla revisione, lei ha parlato di disposizioni speciali, zone edificabili di riserva e altro ancora per attenuarne gli effetti. Solo per il Vallese o per tutti?

Le zone di riserva, che i Grigioni e anche il mio cantone, Argovia, già contemplano, sono possibilità che i cantoni con eccessive riserve possono pensare di utilizzare. Naturalmente queste misure varranno per tutti, non solo per il Vallese (la legge è federale); come detto starà ai singoli cantoni fare i loro piani e decidere, a Berna spetta solo il controllo. Inoltre le zone di riserva, visto che non necessitano di un declassamento dei terreni, che restano edificabili, non costano nulla alle autorità, né i proprietari perdono nulla.

Giustappunto, venendo ai costi c'è chi dice che nei cantoni con grandi riserve la tassa del 20% non servirà mai a coprire tutte le spese necessarie per i declassamenti dei terreni...

Difficile da dire oggi, visto che nessuno sa quanto terreno verrà declassato e dove, poiché a decidere saranno i cantoni caso per caso. Quello che solo si può dire oggi è che nei cantoni che già conoscono questo strumento, è stato più che sufficiente e non ha provocato particolari problemi. Non vedo per quale motivo negli altri cantoni dovrebbe succedere qualcosa di diverso.

Dopo l'iniziativa Weber sulle case secondarie, non pensa che per alcune regioni periferiche questa revisione sia giunta troppo presto? Che la loro collera sia quindi giustificata?

Capisco i loro sentimenti, ma è necessario ricordare che parlamento e Consiglio federale erano contrari all'iniziativa Weber; la decisione l'hanno presa popolo e cantoni, e deve essere rispettata. Da tutti, dal Governo e anche dai cantoni che hanno votato no. Non c'è altra possibilità. Bisogna anche dire però, e molti lo ammettono, anche nelle regioni alpine, che nella pianificazione del territorio nei decenni passati sono stati fatti numerosi errori, errori che adesso bisogna correggere. Anche in questo caso non c'è alternativa. La questione non è dunque se, ma come fare affinché gli effetti negativi siano ridotti al minimo, e da questa situazione possano nascere delle grandi possibilità per il futuro. Noi in ogni caso siamo sempre a disposizione per discutere e aiutare trovare delle situazioni pragmatiche".

Vero comunque che le esigenze delle varie regioni (città, piano e montagna) sono diverse, e che nelle regioni periferiche il terreno è forse più sacrificabile rispetto alle zone urbane.

Non dimentichi però che per queste regioni, a forte vocazione turistica, il paesaggio e la sua protezione rivestono un ruolo estremamente importante. Bisogna dunque essere ancora più attenti affinché questa risorsa sia conservata per il futuro. I Comuni e i Cantoni in ogni caso possono decidere come e dove costruire, lo ripeto.

La legge dunque non è antifederalista?

Assolutamente no. Del resto per quale motivo Cantoni, Città e Comuni svizzeri sarebbero a favore della revisione se questa attentasse in qualche modo al federalismo?.

Non teme comunque che il fossato che si inizia a intravvedere in Svizzera tra città e campagna, tra regioni urbane e periferiche, possa accentuarsi intaccando la coesione nazionale?

Tanti anni fa abbiamo notato che le regioni periferiche tendevano a spopolarsi. Allora abbiamo creato la politica regionale per aiutare queste regioni a svilupparsi. Questo principio è largamente sostenuto, ed è per me un principio inderogabile: la Svizzera deve svilupparsi nel modo più omogeneo possibile. Possiamo discutere se questo strumento debba essere rafforzato, non allentato. Vi sono poi le spese infrastrutturali (strade, ferrovie ecc.), e altri mezzi ancora. Ogni anno milioni e milioni sono dedicati al sostegno delle regioni periferiche. Mi sembra che il sistema abbia funzionato e funzioni tuttora abbastanza bene, che queste regioni stiano meglio oggi rispetto a trent'anni fa. La revisione della legge sul territorio sicuramente non cambierà questo stato di cose.

Cosa potrebbe farlo?

Che le aziende del posto non investano più, o che si spostino verso altre regioni costringendo la gente, i giovani in particolare, a partire. Il vero rischio, ciò che potrebbe creare un vero fossato tra città e campagna, è questo. Per questo è di primaria importanza sostenere le PMI, per questo il Consiglio federale sostiene il federalismo e la concorrenza fiscale tra cantoni.

Molti proprietari, anche contadini, si sentono lesi nei loro diritti. La revisione non lede il loro diritto alla proprietà?

I contadini sono favorevoli alla revisione, per lo meno quelli che davvero vogliono continuare a farlo. Non dimentichi che per anni ero a capo dell'agricoltura, e per anni i contadini sono arrivati nei miei uffici per chiedere maggiore protezione dei terreni agricoli; l'UDC chiede che il 60% delle derrate alimentari sia prodotto in Svizzera... beh, qualcuno mi vuole spiegare come sarà possibile se ogni giorno perdiamo terreno agricolo perché si guadagna di più a farli diventare edificabili e poi costruirci sopra o venderli agli immobiliaristi? La contraddizione è totale.

Non solo l'UDC è contro la revisione, ma anche il PLR e molte sezioni del PPD. Come lo spiega?

Direi che è normale in questi casi, in cui l'appartenenza regionale conta molto di più rispetto a quella di partito. È un aspetto del nostro sistema politico che ogni tanto viene a galla: bisogna accettarlo e rispettarlo. Del resto anche il PLR è diviso: a livello nazionale il partito è contro la revisione, ma molte sezioni cantonali sono favorevoli. Questione di prossimità.

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