Mobility pricing – FAQ

Il Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato (FOSTRA) porterà maggiori risorse finanziarie. Ora il Consiglio federale propone anche il mobility pricing. Il FOSTRA non è sufficiente?

La Confederazione considera il mobility pricing uno strumento per risolvere i problemi di capacità, non per finanziare le infrastrutture: infatti l’idea non è di pagare di più ma diversamente. I due progetti hanno inoltre tempistiche diverse: il FOSTRA garantisce la copertura per manutenzione, esercizio e potenziamento delle strade nazionali a partire dal 2018. Il mobility pricing invece ha un’impostazione di lungo periodo: si tratta di una strategia ancora da approfondire e che richiede uno stretto coordinamento con tutti gli operatori coinvolti. Nella fase successiva si discuterà con le regioni interessate alla sperimentazione.

L’odierno sistema di finanziamento è già commisurato all’uso: chi effettua più spostamenti consuma più carburante e quindi versa più imposte. Eppure le code aumentano. Perché con il mobility pricing improvvisamente tutto dovrebbe cambiare?

Effettivamente le imposte sui carburanti sono già oggi direttamente proporzionali agli spostamenti complessivi e quindi ai consumi: in altre parole sono legate ai centri di costo. Il sistema attuale però non propone incentivi di prezzo per differenziare i tempi di utilizzo dell’infrastruttura attuale e alleggerire le ore di punta. Questo è ottenibile solo differenziando le tariffe fra ore di punta e il resto della giornata. Si tenga anche conto del fatto che oggi dalle auto elettriche e dalle altre vetture alimentate da combustibili non fossili non viene alcun contributo al finanziamento dell’infrastruttura di trasporto se non con la vignetta autostradale. Nel trasporto pubblico vi sono scarsi incentivi a evitare le ore di punta e manca la differenziazione temporale del sistema tariffario.

Nella migliore delle ipotesi quando si potrebbe avere un’introduzione del sistema su tutto il territorio?

Quasi certamente non prima del 2030. Il mobility pricing ha un’impostazione di lungo periodo: si tratta di un piano ancora da approfondire e che richiede uno stretto coordinamento con tutti gli operatori coinvolti.

La Confederazione sta lavorando a una vignetta elettronica: è il primo passo verso il mobility pricing?

No, sono due progetti a sé stanti che prevedono condizioni quadro e obiettivi diversi: il mobility pricing punta a snellire il traffico nelle ore di punta, poiché i volumi oscillano notevolmente nel corso della giornata, le opere di potenziamento sono costose e si scontrano con determinati vincoli nei territori già densamente popolati. La vignetta elettronica riguarda unicamente il traffico motorizzato privato sulle strade nazionali, non è strettamente commisurata all’uso, è una forma di finanziamento, non di gestione del traffico, e sostituirebbe l’attuale contrassegno adesivo.

Il prezzo dei carburanti scenderà se il mobility pricing andrà in porto?

A seconda di come il sistema sarà organizzato vi sarà una riduzione o addirittura l’eliminazione del supplemento fiscale sugli oli minerali e dell’imposta sugli oli minerali a destinazione vincolata. Questo renderebbe meno caro il litro di carburante alla pompa. È ipotizzabile anche una compensazione con l’imposta sugli autoveicoli, la vignetta autostradale o le tasse cantonali sui veicoli a motore.

Il mobility pricing può alleggerire il traffico nelle ore di punta. Ma i pendolari hanno ben poca possibilità di spostarsi in orari diversi: la Confederazione ha tenuto conto di questo aspetto?

Le risposte all’indagine conoscitiva sulla bozza del Piano strategico Mobility pricing chiedono e auspicano misure di accompagnamento, come orari di lavoro più flessibili, telelavoro, adeguamento degli orari scolastici o car pooling. Si dovrebbero sfruttare le opportunità offerte da tecnologia e digitalizzazione. Il Consiglio federale incoraggia economia, scuole e università a sfruttare tutto questo potenziale.

Il mobility pricing porterà l’abolizione degli abbonamenti generale e metà prezzo, introducendo formule differenziate a livello di orario?

In linea generale gli abbonamenti forfetari non si conciliano con il principio pay as you use. Ma le flat rate esistono anche in altri settori con tariffazione a consumo, come le telecomunicazioni. Nel trasporto pubblico un abbonamento che dia diritto a usufruire di un’intera infrastruttura di base risponde a un’esigenza molto sentita. Il settore dovrà elaborare una formula forfetaria per il mobility pricing in modo che l’abbonamento generale resti competitivo e contemporaneamente vi sia l’incentivo a spostarsi al di fuori delle ore di punta.

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