Legge sull'energia: domande e risposte

Come funziona l'approvvigionamento energetico in Svizzera?

Attualmente la Svizzera importa circa il 75 per cento del fabbisogno totale di energia (gasolio, gas, benzina). Se consideriamo solo l'energia elettrica sull'arco di tutto l'anno, riesce a coprire i propri consumi. In inverno, tuttavia, il nostro Paese dipende dalle importazioni poiché la produzione indigena non soddisfa interamente il maggiore consumo. Circa il 64 per cento dell'elettricità proviene da fonti rinnovabili, di cui buona parte dall'energia idroelettrica. La percentuale di elettricità prodotta dalle centrali nucleari si aggira sul 33,5 per cento (2015).

Perché il Consiglio federale ha approvato la Strategia energetica 2050?

Negli ultimi anni il contesto internazionale è cambiato radicalmente: è in corso una profonda trasformazione dei mercati dell'energia a causa del calo dei prezzi. Le ragioni di questa forte contrazione dei prezzi vanno ricercate, da un lato, nel calo della domanda e, dall'altro, nell'offerta eccessiva di energia elettrica. Ad esse si aggiungono la vigorosa spinta data alla produzione di energia elettrica da centrali a gas di scisto e a carbone e il forte sostegno delle energie rinnovabili in Germania. Anche le nuove tecnologie modificano l'approvvigionamento energetico: produrre energia con un impianto fotovoltaico sul tetto della propria abitazione, ad esempio, è diventato più semplice ed economico. Inoltre, dopo l'incidente al reattore di Fukushima, Consiglio federale e Parlamento hanno deciso di abbandonare progressivamente l'energia nucleare: la costruzione di nuove centrali nucleari sarà dunque vietata. Questa decisione è stata presa anche in considerazione dei costi elevati che simili progetti comportano. A causa delle maggiori esigenze in materia di sicurezza e delle complesse procedure vigenti per la costruzione di nuovi impianti, in Europa ben difficilmente si potranno costruire nuove centrali nucleari alle condizioni di economia di mercato. Infine, a seguito degli elevati costi d'investimento, al giorno d'oggi le nuove centrali nucleari non sono né redditizie né concorrenziali.

Con la Strategia energetica 2050 il Consiglio federale reagisce a questi mutamenti. Definita per il lungo termine, questa Strategia sarà attuata gradualmente.

A cosa serve la nuova legge sull'energia?

La Strategia energetica 2050 viene attuata gradualmente. Le misure del primo pacchetto si estendono fino al 2035 e servono a ridurre il consumo di energia, aumentare l'efficienza energetica e promuovere le energie rinnovabili, come quella idrica, solare, eolica, geotermica e da biomassa. Inoltre, sarà vietata la costruzione di nuove centrali nucleari.

Quali sono le misure più importanti per risparmiare energia e aumentare l'efficienza?

Il consumo di energia può essere ridotto notevolmente tramite incentivi intelligenti e la tecnologia moderna, in particolare nei settori edifici, veicoli a motore e apparecchi elettrici:

  • Edifici: per ridurre il consumo di energia, nel 2010 Confederazione e Cantoni hanno avviato un Programma Edifici. I proprietari sono così incentivati ad effettuare risanamenti energetici nei propri immobili: ad esempio, chi sostituisce un riscaldamento a olio con una pompa di calore o realizza un migliore isolamento termico può ottenere un sostegno finanziario. Tali risanamenti consentono una riduzione del consumo di energia e delle emissioni di CO2. Il Programma edifici si conclude alla fine del 2019. Con la revisione della legge sull'energia, il Parlamento ha deciso di prolungarlo, ampliando inoltre le possibilità di deduzione fiscale delle spese di risanamento.
  • Veicoli a motore: le prescrizioni relative alle emissioni di CO2 delle automobili nuove saranno inasprite ed estese. Dal 2021 le emissioni medie calcolate sull'insieme del parco automobili nuove non potranno superare i 95 g CO2/km per veicolo, valore inferiore di circa un quarto rispetto a quello attuale. È previsto un limite anche per gli autofurgoni e i trattori a sella leggeri.
  • Apparecchi elettrici: il consumo di energia degli apparecchi elettrici può essere ulteriormente ridotto mediante prescrizioni tecniche, come fatto finora. Gli elettrodomestici, come i frigoriferi e i fornelli, e altri apparecchi elettrici consumano sempre meno. Per le imprese sono inoltre previsti incentivi finanziari per sostituire apparecchi, impianti di illuminazione o altri tipi di impianti inefficienti. La nuova legge sull'energia mette a disposizione maggiori mezzi finanziari.

Quali sono le principali misure per rafforzare le energie rinnovabili?

Dal 2009 le energie rinnovabili sono promosse attraverso la rimunerazione per l’immissione di elettricità. Questo sistema, che rimunera i produttori di elettricità da energia solare, eolica, geotermica e da biomassa o le piccole centrali idroelettriche che immettono elettricità nella rete, sarà mantenuto. Le tariffe di rimunerazione vengono abbassate periodicamente per allineare le energie rinnovabili al mercato. Il progetto in votazione ottimizza maggiormente il sistema: i gestori di impianti a partire da una certa grandezza dovranno commercializzare essi stessi la loro energia elettrica, il che li incentiverà a immettere elettricità quando la domanda sarà elevata.

La promozione delle energie rinnovabili indigene e dell'efficienza energetica è finanziata mediante il supplemento rete a carico delle economie domestiche e delle imprese. Esso ammonta attualmente a 1,5 ct./kWh . Portandolo a 2,3 ct./kWh, il progetto prevede ulteriori entrate pari a circa 480 milioni di franchi all'anno. Un quarto di questo aumento, ossia 0,2 ct./kWh o 120 milioni di franchi, è destinato alle grandi centrali idroelettriche esistenti.

Perché viene sostenuta anche l'energia idroelettrica?

L'energia idroelettrica è il principale pilastro dell'approvvigionamento elettrico del nostro Paese. Gli impianti idroelettrici svizzeri producono circa il 60 per cento della nostra energia elettrica. Una volta costruiti, questi impianti possono produrre per decenni elettricità, ad emissioni quasi zero e con un'elevata affidabilità. L'energia idroelettrica è disponibile giorno e notte e grazie alle centrali controllabili e ai bacini di accumulazione è possibile, a seconda della domanda, provvedere anche alla necessaria compensazione. Negli ultimi anni, tuttavia, la produzione di energia elettrica da centrali idroelettriche svizzere è sotto pressione. I prezzi all'ingrosso sono diminuiti; ne consegue che i gestori delle centrali idroelettriche esistenti sono costretti a vendere la propria produzione a un prezzo talvolta inferiore al proprio costo di produzione e che difficilmente saranno costruite nuove centrali idroelettriche. Dato che, a seguito dei bassi prezzi di mercato, il potenziamento della produzione di energia idroelettrica rischia di non avvenire come auspicato, appare opportuno sostenere temporaneamente i grandi impianti idroelettrici. L'obiettivo è migliorare la situazione economica delle centrali idroelettriche esistenti (mediante premio di mercato), promuovere la costruzione di nuovi impianti, nonché l'ampliamento e il rinnovo di impianti già esistenti (mediante contributi d'investimento). Il sostegno è limitato a cinque anni.

Il potenziamento delle energie rinnovabili richiederà tempo. È necessario costruire centrali a gas nel frattempo?

La legge sull’energia non contiene alcun rinvio o disposizione riguardo alla costruzione di centrali a gas. Sin dall’inizio delle discussioni il Consiglio federale e il Parlamento hanno sottolineato il potenziale delle energie rinnovabili. La legge sull’energia, adottata dal Consiglio federale per attuare la Strategia energetica 2050, serve a ridurre il consumo di energia, aumentare l’efficienza energetica e promuovere le energie rinnovabili. La legge vieta inoltre la costruzione di nuove centrali nucleari.

Per un periodo transitorio le centrali a gas potrebbero effettivamente costituire un’opzione poiché possono essere costruite in tempi brevi. In un primo momento la Confederazione ha effettivamente attirato l’attenzione su questa possibilità. Al giorno d’oggi, tuttavia, l’opzione delle centrali a gas va scartata per motivi puramente economici. Visti gli attuali bassi prezzi dell’elettricità, non si troverebbero infatti investitori per simili impianti: nel 2015 Groupe E ha ritirato la domanda per la costruzione di una centrale a gas a Cornaux e il progetto ideato dalla EOS-Holding SA (95%) e da Romande Energie (5%) a Chavalon è stato sospeso. A ciò si aggiunge il fatto che le centrali termiche fossili sono tenute per legge a compensare integralmente le proprie emissioni di CO2.

Un sì alla legge sull’energia significa più efficienza energetica e un maggiore impiego di energie rinnovabili indigene. Ciò rafforza la sicurezza dell’approvvigionamento in Svizzera. Nel 2019, infatti, verrà disattivata la centrale nucleare di Mühleberg, seguita negli anni successivi dagli altri impianti nucleari svizzeri. È pertanto sensato produrre più energia elettrica all’interno del Paese. Un no alle urne ci renderebbe invece più dipendenti dalle importazioni dall’estero e aumenterebbe la pressione a favore della realizzazione di centrali a gas.

La nuova legge sull'energia porta a un'erogazione continua di sussidi?

No. Aumentando il supplemento rete dagli attuali 1,5 ct./kWh a 2,3 ct./kWh, nei prossimi anni si avranno temporaneamente a disposizione più mezzi finanziari per la promozione delle energie rinnovabili indigene e dell'efficienza elettrica. La promozione sarà comunque limitata nel tempo: per la rimunerazione dell’immissione di elettricità potranno essere presi nuovi impegni soltanto sino alla fine del 2022, per i contributi d’investimento sino alla fine del 2030. Il Parlamento ha dunque garantito che le misure di promozione avranno una scadenza e che i costi saranno limitati.

Per allineare le energie rinnovabili al mercato, i gestori di impianti a partire da una certa grandezza dovranno commercializzare essi stessi la loro energia elettrica, il che li incentiverà a immettere elettricità quando la domanda sarà elevata.

Perché Consiglio federale e Parlamento hanno deciso l'abbandono dell'energia nucleare?

Nel 2011, dopo l’incidente nucleare di Fukushima, il Consiglio federale ha deciso in linea di principio l'abbandono progressivo dell'energia nucleare. Il Parlamento si è in seguito allineato a tale decisione. La costruzione di nuove centrali nucleari sarà dunque vietata: le centrali esistenti potranno rimanere in esercizio fino a quando saranno garantiti i necessari standard di sicurezza. Una volta spente, non potranno essere sostituite. Consiglio federale e Parlamento hanno preso questa decisione tenendo in considerazione anche i costi elevati, relativi alla costruzione di una nuova centrale nucleare. A causa delle maggiori esigenze in materia di sicurezza, in Europa ben difficilmente si potranno costruire nuove centrali nucleari alle condizioni di economia di mercato.

Anche gli elevati costi d'investimento sono un deterrente per la costruzione di nuove centrali nucleari, visto e considerato che attualmente queste ultime non sono né redditizie né concorrenziali: la centrale nucleare inglese di Hinkley Point C è stata costruita solo grazie a fideiussioni statali a garanzia dei prestiti e a elevate sovvenzioni. Inoltre, le è stato concesso un prezzo d'acquisto dell'elettricità garantito per 35 anni molto maggiore del prezzo di mercato. I costi di costruzione vengono inoltre stimati sui 31 miliardi di franchi circa. Anche in Finlandia e in Francia i costi delle nuove centrali ad acqua pressurizzata sono molto elevati e continuano a salire, raggiungendo nel frattempo costi pari a circa 11 miliardi di franchi per centrale. La produzione di elettricità diventa di conseguenza cara. Inoltre, non è stato ancora risolta la questione dello smaltimento sicuro delle scorie radioattive.

A seguito di tutti questi mutamenti, nell'ottobre 2016 i presidenti dei gruppi Alpiq, Axpo e BKW hanno deciso di ritirare le loro domande di autorizzazione di massima, inoltrate alla Confederazione nel 2008 in vista della costruzione di una nuova centrale. Dopo quanto avvenuto al reattore di Fukushima, la Confederazione ha sospeso tutte le procedure di rilascio.

Nessuna tecnologia viene però proibita: la ricerca in ambito nucleare può continuare, la Strategia energetica 2050 non pone limiti in tal senso.

La nuova legge sull'energia comporta costi maggiori per le economie domestiche e le imprese?

Sì. Tuttavia, i costi supplementari sono sostenibili e possono essere compensati grazie alla maggiore efficienza energetica. La promozione delle energie rinnovabili indigene e dell'efficienza energetica è finanziata mediante il supplemento rete a carico delle economie domestiche e delle imprese. Il nuovo testo di legge prevede di portare il supplemento rete dagli attuali 1,5 ct./kWh a 2,3 ct./kWh.

Un'economia domestica composta da quattro persone con un consumo annuo medio di energia elettrica pagherà quindi circa 40 franchi all'anno in più rispetto ad oggi. A determinate condizioni, il supplemento rete continuerà a essere rimborsato alle aziende con un elevato consumo di elettricità. Il progetto in votazione prevede di allentare queste condizioni.

I critici sostengono che per un’economia domestica di quattro persone la nuova legge sull’energia comporterebbe spese supplementari per 3200 franchi all’anno. È vero? 

No. I critici lavorano con cifre del tutto esagerate e integrano nei calcoli anche aspetti come il sistema d’incentivazione nel settore del clima e dell’energia, che tuttavia non è in grado di ottenere una maggioranza e non è nemmeno stato definito; il Consiglio nazionale non è infatti entrato in materia. In ogni caso sistemi e tasse del genere verrebbero rimborsati per buona parte alla popolazione e all’economia. Calcolare in questo modo è sbagliato due volte! Inoltre, la nuova legge sull’energia prevede una promozione delle energie rinnovabili maggiormente allineata al mercato e un sostegno limitato nel tempo: le misure di promozione hanno così una scadenza. In caso di no, continuerebbero.

Cosa succederebbe in caso di no alla legge sull'energia?

In caso di esito negativo della votazione, dal 2020 mancherebbero i fondi per il risanamento energetico degli edifici. Anche la promozione delle energie rinnovabili ne risulterebbe indebolita. Migliaia di progetti che figurano sulla lista di attesa della rimunerazione per l'immissione di elettricità probabilmente non potrebbero essere realizzati in tempi brevi. Non sarebbe nemmeno possibile sostenere le centrali idroelettriche esistenti. Il consumo di energia fossile rimarrebbe alto. Siccome la produzione da energie rinnovabili resterebbe pressoché immutata e dato che a medio termine le centrali nucleari svizzere dovranno essere spente alla fine del loro ciclo di vita, un no comporterebbe una maggiore importazione di elettricità dall'UE e dunque una maggiore dipendenza dall'estero.

Le misure del primo pacchetto si estendono fino al 2035. Quali obiettivi dovranno essere raggiunti entro il 2050?

La Strategia energetica 2050 verrà attuata progressivamente. Avremo pertanto il tempo necessario per riorganizzare il nostro sistema energetico. Beneficeremo inoltre del progresso tecnico e potremo adeguare in modo pragmatico le future misure all’evoluzione del mercato. In questo modo il nostro Paese sarà pronto per il futuro: il progetto sottoposto al voto popolare costituirà il primo passo in questa direzione.

Per quanto riguarda il periodo dopo il 2035, nel 2015 il Consiglio federale ha sottoposto al Parlamento il messaggio concernente l'articolo costituzionale su un sistema d'incentivazione nel settore del clima e dell'energia. La scelta di procedere in tal senso verrà tuttavia abbandonata: la competente commissione del Consiglio nazionale ha infatti deciso di non entrare in materia. Al centro delle discussioni ci sono invece nuovi strumenti di mercato come le aste, i meccanismi di capacità o un modello di contingenti. Le diverse varianti verranno ora esaminate nel dettaglio (cfr. rapporto «Analisi della situazione del mercato elettrico dopo il 2020»).

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