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DiscorsoPubblicato il 31 luglio 2025

La nostra Patria e l’onda lunga degli avvenimenti mondiali

Basse-Vendline, Lucerna, Münster, Pierrafortscha, Les Planchettes, Eptingen, 31.07.2025 — Allocuzione del consigliere federale Albert Rösti, festa nazionale 2025

(Fa fede il testo parlato.)

Care concittadine, cari concittadini,

vi ringrazio molto dell’invito a questa magnifica festa! È un privilegio per me poter attraversare il nostro straordinario Paese il 31 luglio e il 1° agosto e partecipare a una serie di interessanti manifestazioni. Questi due giorni sono per me il momento più bello dell’anno.

Di proposito visito diverse regioni e in modo del tutto consapevole scelgo sia i centri urbani che i Comuni più piccoli in periferia. Infatti anche la nostra Festa nazionale rispecchia la grande diversità del Paese:

in modo tipicamente svizzero, i festeggiamenti sono diversi a seconda del luogo in cui si svolgono. Alla fine però si registra ovunque un successo: alcuni festeggiano già la sera prima, il 31 luglio, altri la mattina del 1° agosto o a mezzogiorno con un brunch, altri ancora la sera con falò, fuochi d’artificio o lanterne; si vede di tutto! Le esibizioni delle associazioni locali, la musica e i canti, forse una funzione religiosa o una lunga notte di festa e balli.

Ovunque vi è però un leitmotiv: la gente è felice e l’atmosfera è gioiosa. Tutti sono molto motivati e impegnati nell’organizzazione. Le persone che aiutano davanti e dietro le quinte sono numerose, spesso sono volontari, che grazie al loro lavoro «di milizia» rendono possibile tutto ciò ... Grazie di cuore anche da parte mia!

L’onda lunga degli avvenimenti mondiali

Geopolitica, tensioni e crisi

L’odierna giornata di festa fa da forte contraltare alle notizie spesso cupe che giungono da ogni parte del mondo. Se pensiamo solo a quello che è successo negli ultimi anni, possiamo davvero avere l’impressione che il mondo stia andando a rotoli, con tutti questi sconvolgimenti, turbolenze, crisi e guerre:

Dapprima lo shock della pandemia con il lockdown e un’economia mondiale messa sottosopra dagli eventi. L’indicatore più impressionante a riguardo: il calo repentino del prezzo del petrolio durante la prima fase pandemica. Poi c’è stato il crollo delle catene di approvvigionamento globali e i pacchetti di sostegno plurimiliardari, resisi necessari per rimettere in sesto l’economia, ma che in molti Paesi sono stati poi ben presto la causa per un certo periodo di un’elevata inflazione.

Nel febbraio 2022 vi è stato lo scoppio della guerra in Ucraina; un fulmine a ciel sereno per tutti coloro che credevano che non ci sarebbe più stata una guerra in Europa. Da allora, dopo lunghi anni di euforia pacifista, in Europa si torna a parlare di riarmo.

La guerra in Ucraina e le sanzioni hanno messo a rischio la sicurezza dell’approvvigionamento energetico; improvvisamente molti Paesi non erano più sicuri di avere energia sufficiente per superare l’inverno successivo. La convinzione diffusa che in Europa ci sia sempre energia elettrica a sufficienza si è scontrata con la realtà.

Poi, due anni fa, la terribile offensiva terroristica di Hamas contro Israele dell’ottobre 2023 e l’estensione della guerra al Libano e allo Yemen, con l’escalation a giugno con l’Iran.

Le intensificazioni dei conflitti a volte si susseguono a cadenza così alta che è quasi impossibile tenerne il passo e ben presto vengono dimenticate, come ad esempio all’inizio di maggio, quando c'è stato un breve scontro militare tra India e Pakistan. Anche se lontane da noi, si sono pur sempre affrontate due potenze nucleari e ancora una volta è stata sfiorata una terribile catastrofe.

In molti Paesi nubi scure per l’economia e la prosperità si stanno addensando all’orizzonte: il debito pubblico sta aumentando in tutto il mondo e il suo costo sta erodendo sempre di più le entrate.

La situazione economica in Svizzera

Fortunatamente, l’onda lunga delle guerre e delle crisi spesso ci raggiunge con intensità smorzata. Viviamo in un Paese con buone infrastrutture, istituzioni funzionanti, certezza del diritto, garanzia della proprietà, un’economia fiorente, grande prosperità, un ambiente pulito e un’elevata qualità della vita. Ciò è dimostrato regolarmente anche da studi, sondaggi e ranking.

Ad esempio, per il suo Better Life Index l’OCSE misura la qualità della vita a livello mondiale e la Svizzera è sempre ai primi posti della classifica. A tale proposito alcuni studi indicano che la soddisfazione degli Svizzeri per la loro vita attuale è tra le più alte in Europa.

Anche la situazione economica è migliore da noi rispetto ad altri Paesi: secondo il Fondo monetario internazionale la Svizzera si colloca ai primissimi posti per quanto concerne il PIL pro capite. Anche quest’anno il nostro Paese è nuovamente in vetta alla classifica della competitività, superando Singapore. La Svizzera è all’avanguardia anche nel campo dell’innovazione, con il più alto numero di brevetti pro capite, meglio anche degli Stati Uniti. Persino in termini assoluti, la piccola Svizzera è al settimo posto a livello mondiale.

Grazie a un’economia forte, ci possiamo permettere un elevato livello salariale; anche lo scorso anno, la Svizzera ha registrato un aumento dei salari reali.

Il nostro Paese ha un debito pubblico nettamente inferiore rispetto a quello della maggior parte delle altre nazioni. Il franco svizzero è una delle valute più stabili al mondo. Nel complesso, la Svizzera è ancora uno dei Paesi più vantaggiosi dal punto di vista fiscale. La densità normativa è relativamente moderata.

Viviamo quindi tra questi due poli, questi due opposti: da un lato, viviamo in un mondo caratterizzato da rapidi cambiamenti; un mondo pieno di volatilità, turbolenze e sconvolgimenti, in qualche modo sempre sul punto di degenerare in qualcosa di grave. È un mondo che ci lascia sempre perplessi e che, sì, può anche spaventarci.

E allo stesso tempo, viviamo in un Paese che finora è riuscito a scampare alle peggiori tempeste.

Il valore della patria

Le nostre solide fondamenta

Le nostre fondamenta mi richiamano alla mente la nascita della Confederazione. Proprio a questo scopo è stata fondata la Svizzera, per «considerando la malizia dei tempi ... prestarsi reciproco aiuto», come si legge nel Patto federale del 1291.

Ciò che è originario, tradizionale e consolidato viene spesso deriso o rifiutato, ma a torto: ci dà un denominatore comune e, soprattutto in tempi turbolenti, sostegno e una direzione: un Paese non è solo un territorio, un luogo geografico. Un Paese è una storia comune, valori condivisi e senso di appartenenza.

Perdita del proprio territorio

Alla fine di maggio un disastro ambientale ci ha ricordato che si può perdere la propria terra anche come cittadini svizzeri e credo che questo evento abbia reso molte persone più consapevoli dell’importanza del proprio territorio: abbiamo assistito impotenti all’enorme frana che ha sepolto Blatten sotto milioni di metri cubi di detriti, privando i suoi abitanti del loro villaggio, della loro terra.

Blatten è un caso davvero raro per la sua gravità, ma anche altrove in Svizzera c’è chi ha perso la propria terra. Nell’estate di due anni fa si sono verificate frane a Schwanden, nel Cantone di Glarona; la scorsa estate piene e inondazioni in Mesolcina e in Val Maggia. A Brienz, nel Cantone dei Grigioni, i residenti devono convivere da due anni con le evacuazioni e con l’incertezza di non sapere se e quando potranno mai tornare nel loro villaggio.

L’attuale dibattito sugli insediamenti nelle aree montane

Questi eventi assumono rapidamente un carattere politico. E molto più rapidamente di quanto potessi mai immaginare, si sono levate voci che mettevano essenzialmente in discussione la presenza di insediamenti nelle nostre valli montane.

Secondo queste voci critiche, la protezione di molti villaggi di montagna sarebbe troppo costosa. Sarebbe opportuno effettuare anche una valutazione realistica dei costi; si dovrebbe discutere sul valore che hanno per noi gli insediamenti montani, perché molto denaro starebbe comunque già affluendo nei Cantoni di montagna attraverso la perequazione finanziaria e la compensazione degli oneri.

Sarebbero necessarie idee impopolari. Forse alcune valli dovrebbero essere lasciate alla natura selvaggia o riforestate, perché l’arretramento della civiltà ridurrebbe anche il potenziale di danno. Dove c’è meno, ci sarebbero anche meno danni.

Gli argomenti finanziari si confondono rapidamente con l’ideologia: le Alpi sono un mito, usato impropriamente come palcoscenico a cielo aperto per leggende di eroi e ideali di un mondo perfetto …

Chiunque sostenga queste tesi ignora l’essenza della Svizzera.

La Svizzera come espressione di equilibrio politico

La patria non può essere quantificata in franchi e centesimi. È quello che rende speciale la Svizzera, ma anche ciò che ci tiene uniti come Paese e come popolo:

la Svizzera non è composta da centri in forte espansione e province isolate e trascurate. Da questo punto di vista è diversa da molti altri Paesi, che a causa di tali squilibri di solito soffrono di forti tensioni politiche.

Noi, invece, curiamo l’equilibrio e l’armonia tra città e campagna. Anche se per determinate questioni politiche ciò non è sempre facile, affrontiamo queste sfide e alla fine troviamo un compromesso equilibrato. In questo abbiamo grande esperienza, perché questo fa parte della nostra storia. Lucerna è stata la prima città ad aderire alla Confederazione: l’ha cambiata in modo radicale e le ha dato un nuovo carattere. Dalla sua adesione nel 1332, i Cantoni urbani e quelli più rurali sono stati partner paritari nella Confederazione svizzera; grazie al federalismo, le aree urbane e quelle rurali sono in equilibrio tra loro.

Digressione storica: la «malattia svizzera»

No, la patria non può essere quantificata in franchi e centesimi, non per ragioni di politica nazionale, come abbiamo appena visto, ma nemmeno per ragioni emotive. Desidero approfondire questo aspetto emotivo, perché l’attaccamento alla patria deve essere stato per molto tempo una peculiarità degli Svizzeri, almeno così ci dicono le testimonianze storiche.

Questo legame particolarmente forte ed emotivo degli Svizzeri con le loro origini è stato per secoli oggetto di ricerca e di dibattito tra medici, scienziati e filosofi; a questo punto credo valga la pena aprire una breve parentesi storica:

a quanto pare, per molto tempo vi è stato un consenso a livello scientifico sul fatto che gli Svizzeri che lasciavano la propria patria potessero ammalarsi facilmente. Un caso particolarmente forte di nostalgia di casa veniva definito mal du Suisse.

Il medico Johannes Hofer descrisse per la prima volta questa malattia nella sua dissertazione del 1688, individuandone la causa nel cervello. Lo stimato naturalista Johann Jakob Scheuchzer, invece, riteneva che si trattasse di un effetto della pressione atmosferica che nei Paesi in pianura era, a suo parere, più elevata che nelle Alpi e ostacolava quindi la circolazione sanguigna degli Svizzeri, abitanti delle «vette più alte d'Europa». La nostalgia era considerata letale: si poteva guarirne solo grazie al ritorno in patria.

Nel suo articolo «Nostalgie, maladie du pays» pubblicato nell'Enciclopedia di Yverdon (1774), il medico e scienziato universale bernese Albrecht von Haller considerò per contro la nostalgia come una sorta di malinconia che poteva causare indebolimento, malattia e morte, ma che era curabile grazie alla speranza nel ritorno.

Anche il più famoso filosofo dell'Illuminismo, Jean-Jacques Rousseau, si espresse su quest'argomento: nel suo «Dictionnaire de musique» del 1768 ci riferisce che ai mercenari svizzeri in servizio all'estero era proibito, pena la morte, cantare o suonare il «Canto dei vaccai».

Rousseau racconta che i soldati che lo cantavano si scioglievano in lacrime, disertavano, o il loro cuore si spezzava, tanto il canto risvegliava in loro il desiderio ardente di rivedere la loro patria.

Alla fine del XVIII secolo, il medico Johann Gottfried Ebel scrisse che anche le mucche svizzere soffrivano di nostalgia quando sentivano il canto dei vaccai in un luogo straniero: «Alzano immediatamente la coda, sfondano tutti i recinti e sono selvagge e furiose».

Ora, alcune di queste rappresentazioni sono forse un po' troppo figlie dello stile della loro epoca, forse c'è una certa esagerazione in una o due di queste citazioni storiche e almeno per quanto riguarda le mucche non sono così sicuro che sia vero...

Ma sta di fatto che l'attaccamento dei nostri antenati alla loro patria ha evidentemente suscitato grande attenzione. Naturalmente i tempi sono cambiati, tuttavia: anche io sento questo attaccamento quando sono via per un lungo periodo. È quello che mi è successo quando ho trascorso un periodo negli Stati Uniti per motivi di studio, anche se l'America mi piaceva molto. Per quante cose belle e grandiose vi possano essere in questo Paese straniero, per quanto le novità possano essere eccitanti, esotiche e travolgenti, ben presto mi manca la mia patria.

I valori dell’antica Confederazione sono tuttora vivi

In qualità di capo del DATEC ho visitato Blatten quando la massa di detriti ha seppellito il villaggio. Un’esperienza così rimane impressa nella memoria e non lascia indifferenti. Da allora queste immagini mi sono tornate spesso alla mente, come anche le conversazioni con gli abitanti di Blatten.

Non si tratta solo di beni materiali, per quanto importanti, ma anche di ricordi e oggetti preziosi; e naturalmente di quel luogo perduto dove ci si sentiva a casa; si capisce allora che la patria non è solo la propria casa, ma anche la chiesa, per esempio, che incarna la comunità del villaggio, o il cimitero come luogo di connessione con i propri antenati, o le strade, i viottoli e i prati, che sono tutti pieni di ricordi personali che risalgono alla propria infanzia...

È commovente e sconvolgente - eppure: nonostante questa tragedia, ci sono anche aspetti incoraggianti che devono essere menzionati in occasione del 1° agosto perché mostrano i punti di forza del nostro Paese:

innanzitutto gli abitanti di Blatten, che vogliono riedificare il loro villaggio; essi sono determinati a costruire una nuova casa vicino a quella che hanno perso e stanno già pianificando il nuovo inizio. La forza d’animo che dimostrano dopo un colpo del genere è ammirevole. E poi vi è la grande disponibilità ad aiutare dimostrata nel Paese: privati, Comuni e Cantoni hanno fatto donazioni, compreso il Principato del Liechtenstein.

E posso dire che anche la Confederazione ha reagito rapidamente: il 21 giugno è entrata in vigore la legge federale sull’aiuto immediato a Blatten, meno di un mese dopo l'evento. Ciò dimostra che è possibile agire in modo rapido e senza complicazioni. È un punto a favore del nostro sistema: in linea di principio si pensa che la Svizzera operi con cautela, ma in caso di vera urgenza è possibile intervenire molto in fretta. Blatten ha ricevuto cinque milioni di franchi dalla Confederazione: non è un risarcimento per i danni, ma un aiuto d'emergenza; si tratta semplicemente della liquidità necessaria per affrontare la situazione.

Spesso la mancanza delle cose importanti si sente solo quando non ci sono più. E spesso il lato buono delle cose si manifesta solo nel momento del bisogno. Credo che possiamo affermare che Blatten ci ha dimostrato che la Svizzera è una comunità funzionante, tante cose procedono nel migliore dei modi e, soprattutto, che continuiamo a rimanere uniti, proprio come i nostri antenati avevano giurato di fare nel 1291.

Auguro a tutti voi una splendida festa del 1° agosto!