Un blocco rigido delle zone edificabili non tiene conto dei bisogni della popolazione e dell'economia (Ultima modifica 26.11.2018)

Berna, 26.11.2018 - Il 10 febbraio 2019 Popolo e Cantoni voteranno sull'iniziativa popolare «Fermare la dispersione degli insediamenti – per uno sviluppo insediativo sostenibile (Iniziativa contro la dispersione degli insediamenti)». Il suo obiettivo è congelare la superficie complessiva delle zone edificabili in Svizzera. Il Consiglio federale raccomanda di respingerla: un rigido blocco delle zone edificabili ignora le esigenze della popolazione e dell'economia e le differenze cantonali e regionali. «Tutto ciò impedisce uno sviluppo ragionevole e non presenta alcun vantaggio per il nostro Paese», ha sottolineato la consigliera federale Doris Leuthard illustrando la posizione del Consiglio federale. «Accettando la revisione della legge sulla pianificazione del territorio, il Popolo ha già deciso provvedimenti più severi contro la dispersione degli insediamenti».

Il suolo in Svizzera non costituisce una risorsa illimitata. Accettando la revisione della legge sulla pianificazione del territorio, il Popolo ha perciò deciso che le zone edificabili devono al massimo soddisfare il fabbisogno prevedibile per 15 anni. Le zone edificabili sovradimensionate devono essere ridotte, ciò permetterà anche di recuperare terreni agricoli. I Cantoni stanno lavorando alacremente per attuare le prescrizioni più severe così da proteggere meglio la natura e il paesaggio. Inoltre, devono adattare i propri piani direttori e farli approvare dal Consiglio federale entro fine aprile 2019.  

L'iniziativa vuole congelare le zone edificabili a tempo indeterminato

Il Consiglio federale e il Parlamento raccomandano perciò di respingere l'iniziativa contro la dispersione degli insediamenti. Essa si propone infatti di congelare la superficie complessiva delle zone edificabili in Svizzera al livello attuale e a tempo indeterminato: potranno essere delimitate nuove zone edificabili soltanto se, altrove, viene tolta dalla zona edificabile una superficie di dimensioni almeno equivalenti e con un potenziale valore di reddito agricolo comparabile. Con l'iniziativa si intende inoltre sancire nella Costituzione quali edifici e impianti possono ancora essere costruiti fuori delle zone edificabili. Già attualmente è lecito costruire fuori delle zone edificabili soltanto gli edifici e gli impianti a ubicazione vincolata strettamente necessari. Tra questi figurano, ad esempio, le strade, le linee elettriche, le funivie o le antenne nonché gli edifici a uso agricolo. L'iniziativa si propone di limitare ulteriormente la tipologia di edifici e impianti realizzabili al di fuori delle zone edificabili: gli edifici a uso agricolo potranno essere autorizzati soltanto se hanno un nesso diretto con l'utilizzo del suolo, ad esempio per la produzione di verdure da pieno campo. Oggi, a determinate condizioni, sono autorizzate, ad esempio, anche serre. L'iniziativa prevede inoltre che gli edifici a uso non agricolo possano essere autorizzati al di fuori delle zone edificabili soltanto se soddisfano un pubblico interesse; ciò ostacolerebbe proprio nelle regioni turistiche i progetti che prevedono la costruzione di ristoranti di montagna. La seconda fase della revisione parziale della legge sulla pianificazione del territorio (LPT II), attualmente al vaglio del Parlamento, fornisce misure migliori e più specifiche. L'iniziativa chiede pure che Confederazione, Cantoni e Comuni si adoperino a favore di forme abitative e lavorative sostenibili.

Sfruttare meglio le superfici insediative esistenti e procedere con moderazione alla delimitazione di nuove zone edificabili, è giusto e importante. «Confederazione, Cantoni e Comuni hanno però adottato questo approccio da tempo», ha dichiarato la consigliera federale Leuthard ai media. «Accettando la revisione della legge sulla pianificazione del territorio, il Popolo ha già deciso provvedimenti più severi contro la dispersione degli insediamenti». L'iniziativa non ne tiene conto e con la sua proposta di un rigido blocco delle zone edificabili compromette gli sforzi volti a far sì che la Svizzera resti un luogo attrattivo in cui vivere e lavorare. «Congelare a tempo indeterminato la superficie delle zone edificabili non tiene conto dei bisogni della popolazione e dell'economia né tantomeno delle particolarità cantonali e regionali e di conseguenza si ostacola uno sviluppo ragionevole del nostro Paese».

Un rigido blocco delle zone edificabili punisce inoltre quei Cantoni e Comuni che, nel delimitare nuove zone edificabili, hanno dato prova di oculatezza. Laddove il terreno edificabile scarseggia, cresce il rischio di un aumento dei prezzi dei terreni e delle abitazioni. Congelare a tempo indeterminato le zone edificabili significa aggravare il problema e non va nell'interesse della popolazione. Aumenta inoltre il rischio che si costruisca laddove vi è ancora terreno edificabile, anche se discosto e scarsamente urbanizzato, favorendo così la dispersione degli insediamenti. L'iniziativa nuoce infine all'agricoltura. Nella maggior parte dei casi, fabbricati quali serre o capannoni per l'allevamento di pollame non potrebbero più essere edificati su terreni agricoli. I contadini sarebbero dunque costretti a realizzarli nelle zone edificabili, dove il terreno è molto più costoso.

No all'iniziativa, …

  • perché non tiene conto delle particolarità cantonali e regionali,
  • perché ignora i bisogni della popolazione e dell'economia,
  • perché un rigido blocco delle zone edificabile impedisce uno sviluppo ragionevole del nostro Paese,
  • perché la dispersione degli insediamenti è già contrastata efficacemente.

Questioni aperte

Se l'iniziativa è accettata, spetterà al Parlamento concretizzare le nuove disposizioni di legge. Tuttavia, ad esempio, non è ancora chiaro come si dovrebbe procedere se in un Cantone fosse necessario delimitare nuovo terreno edificabile: le zone edificabili andrebbero ridistribuite all'interno del Cantone stesso o anche al di là dei confini cantonali? Vi è incertezza anche in merito ai costi che deriverebbero dalla soppressione di zone edificabili e dalla loro ridistribuzione.


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